Ventitré microgrammi: che cosa ha trovato un laboratorio italiano nel tessuto tumorale del generale Nebojša Pavković
Il 15 settembre 2025, su richiesta della figlia, campioni di tessuto tumorale prelevati al generale Nebojša Pavković con una biopsia all'Accademia medica militare di Belgrado una ventina d'anni prima sono stati imballati e spediti a un laboratorio in Italia. Il referto è tornato con un numero che da allora viene citato in tutta la Serbia: 23,80 microgrammi di uranio per chilogrammo di tessuto.
Il prof. dr. Srđan Aleksić, con cui Legal Smart collabora, è l'avvocato della famiglia Pavković e rappresenta altri ricorrenti nei procedimenti in Serbia relativi all'uranio impoverito.
La risposta breve
Un laboratorio italiano accreditato ha analizzato il tessuto tumorale del generale Nebojša Pavković, prelevato con una biopsia una ventina d'anni prima, rilevando 23,80 microgrammi di uranio per chilogrammo, insieme a livelli elevati di alluminio, cadmio e altri metalli. L'avvocato della famiglia afferma che il risultato collega i suoi tumori della tiroide e del pancreas ai bombardamenti del 1999, e la famiglia ha fatto causa alla NATO.
Quando il risultato è stato pubblicato, nel gennaio 2026, Nebojša Pavković non era più in vita. Era morto all’Accademia medica militare il 20 ottobre 2025, a 79 anni, dopo una lunga malattia: un tumore della tiroide e un tumore del pancreas. Nel 1999 comandava la Terza Armata jugoslava, la forza schierata in Kosovo e Metohija durante i bombardamenti della NATO, e in quelle settimane si spostò in tutta la provincia. Nel giugno 2026 la sua famiglia ha intentato una causa contro la NATO, sostenendo che la malattia e la morte furono causate dall’esposizione all’uranio impoverito.
La risposta breve a che cosa abbia trovato il laboratorio è questa: uranio, insieme a livelli insolitamente alti di diversi metalli, in un tessuto rimasto in un archivio ospedaliero da molto prima che qualcuno pensasse a una causa. La risposta lunga spiega perché questo conta, e perché un solo campione di un solo uomo è diventato la prova più osservata nei procedimenti serbi sull’uranio impoverito.
Che cosa ha rilevato l’analisi del tessuto di Nebojša Pavković?
Secondo il referto, pubblicato da Kurir, l’analisi è stata eseguita da Chimica & Ambiente, laboratorio italiano certificato ISO 9001 e qualificato dal Ministero della Salute, con il rapporto numero 25-25571.12. Sono stati usati due metodi standard dell’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente: EPA 3052, che dissolve un campione solido in acido con riscaldamento a microonde, ed EPA 6020B, che misura gli elementi nella soluzione ottenuta mediante spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente, una delle tecniche più sensibili esistenti per i metalli in tracce.
| Elemento misurato nel tessuto tumorale | Valore riportato |
|---|---|
| Uranio (U-238) | 23,80 µg/kg |
| Alluminio | 24.682 µg/kg |
| Cadmio | 4.221 µg/kg |
| Rame | 4.370 µg/kg |
| Manganese | 6.368 µg/kg |
| Ferro | 305.100 µg/kg |
| Zinco | 159.158 µg/kg |
L’avvocato della famiglia, il prof. dr. Srđan Aleksić, ha dichiarato che diversi valori superavano i livelli di riferimento indicati nei Rapporti ISTISAN dell’Istituto Superiore di Sanità ed erano “più volte superiori” a quelli del tessuto umano sano. Ha definito il risultato “una svolta nella prova delle conseguenze dell’uranio impoverito in Serbia”.
Perché un campione di vent’anni è una prova forte
La caratteristica più importante del campione di Nebojša Pavković è la sua età. Il tessuto prelevato con una biopsia viene fissato e conservato dagli ospedali come parte della documentazione clinica. Un campione di circa vent’anni fa è un punto fermo nel tempo: ciò che contiene era già nel corpo allora. Non può essere stato contaminato da eventi successivi ed è anteriore al dibattito pubblico e alle cause. Per un tribunale, un campione d’archivio di un ospedale militare riconosciuto, inviato a un laboratorio estero accreditato e analizzato con metodi standard pubblicati, è una prova solida, perché ogni passaggio può essere documentato e verificato.

La seconda caratteristica è dove si trovava Nebojša Pavković nel 1999. A differenza di molti ricorrenti, che devono ricostruire i propri spostamenti da carte frammentarie, il comandante della Terza Armata è una delle persone meglio documentate della guerra. La sua presenza nelle aree in cui, secondo le stesse comunicazioni della NATO, furono sparati proiettili all’uranio impoverito è un fatto pubblico.
Un caso su più di cento
Il risultato per Nebojša Pavković non è arrivato da solo. Secondo il prof. Aleksić, dei 105 campioni di tessuto di pazienti oncologici serbi inviati a laboratori italiani, 102 hanno mostrato metalli pesanti elevati e uranio impoverito. Circa trenta di questi risultati sono arrivati più o meno nello stesso periodo di quello del generale. La maggior parte riguarda uomini che nel 1999 avevano prestato servizio in Kosovo e Metohija come soldati, poliziotti o riservisti, molti sotto il comando della Terza Armata.
È questo il vero significato del caso. Un singolo risultato può sempre essere contestato. Una serie di risultati di persone che condividono lo stesso luogo e lo stesso periodo di esposizione, analizzati con gli stessi metodi, comincia a formare ciò che i giuristi chiamano un quadro probatorio. L’Italia ci è arrivata prima: i suoi giudici, nelle sentenze riportate nel libro del prof. Aleksić Projektili pravde (2024), hanno accettato il ritrovamento di particelle metalliche nei tumori dei militari come parte della prova che il servizio nei Balcani aveva causato la malattia, e hanno posto a carico dello Stato l’onere di dimostrare una causa diversa.
L’uranio impoverito causa il cancro?
È la domanda che più persone digitano in un motore di ricerca, e la risposta onesta ha due parti. La scienza del pericolo è chiara nei suoi fondamenti: l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro classifica i radionuclidi alfa-emittenti depositati internamente, gruppo che comprende l’uranio, come cancerogeni per l’uomo. L’uranio impoverito è anche chimicamente tossico come metallo pesante, come ricorda l’AIEA. Il pericolo non sta nel toccare un proiettile, ma in ciò che accade quando le particelle vengono inalate o ingerite.
La seconda parte è la prova nel singolo caso. I tribunali italiani e, dal 2025, quelli serbi, a Pančevo e Vršac, hanno riconosciuto un nesso causale tra il servizio o la residenza in zone contaminate e il tumore di una persona determinata, sulla base delle prove loro sottoposte. Le agenzie internazionali non hanno confermato un aumento a livello di popolazione, ed è proprio per questo che le prove ricavate dal corpo di ciascun paziente sono diventate così importanti.
Due tumori insieme
Nebojša Pavković aveva due tumori primari, della tiroide e del pancreas. Il prof. Aleksić ha affermato che due o più tumori simultanei sono un quadro tipico dei casi di uranio impoverito e che lo stesso quadro è stato osservato tra i militari italiani che hanno prestato servizio in Kosovo. La tiroide è nota per la sua sensibilità alle radiazioni; su questo si fondano gli studi a lungo termine sulle popolazioni esposte allo iodio radioattivo dopo i test nucleari e dopo Chernobyl, come spiega il servizio di Legal Smart sui “downwinders” americani. Se i tumori primari multipli siano più frequenti tra le persone esposte all’uranio impoverito che tra persone comparabili non esposte è una domanda a cui uno studio sistematico su pazienti serbi e italiani potrebbe ora rispondere, perché l’archivio dei casi finalmente esiste.
L’uranio nel corpo si può misurare anni dopo?
Sì, e la prova viene dagli Stati Uniti. Vicino a una fabbrica di Colonie, nello Stato di New York, che produceva manufatti all’uranio impoverito fino ai primi anni Ottanta, ricercatori dell’Università di Leicester e dell’Università di Albany hanno trovato uranio impoverito nelle urine di tutti gli ex lavoratori esaminati e di fino al 20 per cento dei residenti vicini, più di vent’anni dopo la fine delle emissioni. Il loro metodo, pubblicato nel 2008 su Science of the Total Environment, misurava la firma isotopica che distingue l’uranio impoverito da quello naturale. Anche il programma di sorveglianza delle forze armate statunitensi sull’uranio impoverito si basa su esami delle urine di questo tipo.

Che cosa rende ancora più forte la prova dei tessuti
Tre passaggi ulteriori darebbero a risultati di questo tipo il massimo peso possibile in tribunale, e valgono per ogni ricorrente serbo, non solo per il generale.
| Passaggio | Che cosa aggiunge |
|---|---|
| Rapporto isotopico (U-235/U-238) | Distingue l’uranio impoverito da quello naturale; la firma decisiva nei test americani e britannici |
| Valori di riferimento omogenei | Confronta il risultato con lo stesso tipo di tessuto, di persone non esposte, nelle stesse unità |
| Conferma di un secondo laboratorio | Dimostra che il risultato è riproducibile |
| Imaging nanodiagnostico | Mostra dimensione e forma delle particelle metalliche, la prova su cui si sono basati i giudici italiani |
L’uranio naturale è presente in piccole quantità in tutti, attraverso cibo e acqua. L’uranio impoverito se ne distingue per la composizione isotopica, e la moderna spettrometria di massa può misurare questa differenza anche quando l’uranio impoverito è solo una piccola parte del totale, come ha dimostrato lo studio di Colonie. Applicata ai campioni serbi, trasformerebbe un risultato forte in uno molto difficile da contestare.
La stessa domanda per migliaia di persone
Nebojša Pavković ha trascorso i suoi ultimi anni in Finlandia. È tornato a Belgrado il 28 settembre 2025, rilasciato anticipatamente per motivi umanitari a causa della malattia, ed è morto tre settimane dopo.
Le particelle di uranio non distinguono tra un generale e una recluta, un serbo e un albanese, un ufficiale serbo e un militare italiano delle forze di pace. La domanda su che cosa sia entrato nel suo corpo nel 1999 è la stessa che si pongono migliaia di altre persone che si trovavano in Kosovo e Metohija. La causa della sua famiglia, esaminata nel prossimo articolo, potrebbe aiutare a rispondere anche a loro.
Letture correlate: che cosa hanno mostrato 105 biopsie serbe, il cancro in Serbia dopo il 1999, che cosa sapeva l’America della polvere di uranio e il profilo del prof. dr. Srđan Aleksić.
Domande frequenti
Che cosa è stato trovato nel tessuto del generale Pavković?
Secondo il referto citato da Kurir, 23,80 microgrammi di uranio (U-238) per chilogrammo di tessuto tumorale, oltre ad alluminio, cadmio, rame, manganese, ferro e zinco. Il suo avvocato ha dichiarato che diversi valori superavano quelli di riferimento usati in Italia.
Dove e come è stata eseguita l’analisi?
Presso Chimica & Ambiente, laboratorio italiano accreditato, con i metodi EPA 3052 (digestione acida a microonde) e 6020B (spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente). Il campione proveniva da una biopsia eseguita all’Accademia medica militare di Belgrado circa vent’anni prima.
L’uranio impoverito causa il cancro?
La IARC classifica i radionuclidi alfa-emittenti depositati internamente, tra cui l’uranio, come cancerogeni per l’uomo. I tribunali italiani e, dal 2025, serbi hanno riconosciuto il nesso causale in singoli casi sulla base delle prove. Per questo conta la prova ricavata dai tessuti di ciascun paziente.
L’uranio nel corpo si può rilevare anni dopo?
Sì. Ricercatori americani hanno rilevato uranio impoverito nelle urine di ex lavoratori e residenti vicino a uno stabilimento di Colonie, New York, più di vent’anni dopo l’esposizione, con la spettrometria di massa isotopica. Il tessuto d’archivio conserva ciò che era nel corpo al momento del prelievo.
Il caso del generale Pavković è l’unico?
No. L’avvocato della famiglia afferma che su 105 campioni di tessuto di pazienti oncologici serbi inviati a laboratori italiani, 102 hanno mostrato metalli pesanti elevati e uranio impoverito. La maggior parte di questi pazienti aveva prestato servizio in Kosovo e Metohija.
Chi è Srđan Aleksić?
Il prof. dr. Srđan Aleksić è un avvocato di Niš, in Serbia, autore di Projektili pravde (2024) e di Ecocide in International and National Criminal Law (2025). Da oltre vent’anni raccoglie prove per le persone ammalatesi dopo i bombardamenti del 1999 e ha rappresentato i ricorrenti nelle prime sentenze serbe a loro favorevoli.
Fonti
- Kurir, la famiglia Pavković fa causa alla NATO per l’uranio impoverito trovato nel tessuto tumorale (12 gennaio 2026)
- Kosovo Online, la famiglia del generale Pavković deposita la causa contro la NATO (19 giugno 2026)
- Vreme (18 giugno 2026)
- Tanjug, è morto il generale Nebojša Pavković (20 ottobre 2025)
- US EPA, metodo SW-846 3052
- US EPA, metodo SW-846 6020B
- Monografie IARC, vol. 78 (2001)
- University at Albany, studio sull’uranio impoverito a Colonie (2007)
- Parrish et al., Science of the Total Environment 390 (2008)
- Health.mil, domande frequenti sull’uranio impoverito
- S. Aleksić, Projektili pravde (Niš, 2024), giurisprudenza italiana


